LUNEDI 23 NOVEMBRE ORE 21,15 SALA CONSILIARE – Non mancate!

19 novembre 2009 alle 15:33 | Pubblicato su Incontri, Uncategorized | Lascia un commento

17 novembre 2009 alle 13:56 | Pubblicato su Incontri | Lascia un commento

11 ottobre 2009 alle 21:41 | Pubblicato su Incontri, Uncategorized | Lascia un commento

Volantino 16 ottobre per blog

Iniziative per i più piccini

11 ottobre 2009 alle 21:16 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Museo di Artimino

DALLO SCAVO AL MUSEO.
Percorsi nella società etrusca
Anche nel mese di novembre continuano le iniziative domenicali del Museo Archeologico di Artimino dedicate alle famiglie.
Tra le varie attività proposte, troviamo “Da grande farò l’archeologo”, inizio di una serie di appuntamenti (il successivo avrà luogo il 13 Dicembre) dedicati al mestiere dell’archeologo, volti a scoprire i segreti della storia con l’occhio di questa misteriosa e affascinante professione. Questo primo appuntamento permetterà di avvicinare i ragazzi alle metodologie di scavo e di indagine del passato.
Ma le iniziative non finiscono qui! Dedicato ai bambini di tutte le età, “Nella cucina di Vipia” permetterà a genitori e figli di scoprire le abitudini dell’alimentazione etrusca, con i suoi ingredienti e il suo vasellame, attraverso una visita al Museo accompagnata da una divertente attività di gioco per preparare tutti insieme una scena di banchetto etrusco.

15 Novembre: “Da grande farò l’archeologo”, dalle ore 10 alle 12 – Attività didattica che porta i ragazzi a scoprire i metodi di ricerca usati dall’archeologo attraverso una simulazione di scavo.
28 Novembre: “Nella cucina di Vipia” per i bambini dai 5 ai 7 anni dalle 10:30 alle 12 – Una passeggiata tra le vetrine del Museo alla scoperta degli oggetti usati dagli etruschi a tavola, seguita da un laboratorio per la creazione di un piccolo vaso in argilla.
29 Novembre: “Nella cucina di Vipia” per i ragazzi dagli 8 ai 12 anni dalle 10 alle 12 – Un percorso nella società e nella cultura etrusca attraverso la cucina, con gioco finale del “Tutti a tavola”.
Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione. Il costo dell’attività è di 3 euro, mentre il costo del biglietto di ingresso al Museo è di 2 euro. L’ingresso è gratuito per i bambini fino ai 6 anni.
Per info e prenotazioni contattare il num. 055-8718124 o il num. 0574-053649.

Video dell’anno – Children see children do…

8 ottobre 2009 alle 13:25 | Pubblicato su Citazioni | Lascia un commento

Shokkante come lo sono i video di YouTube e in genere le immagini, che urlano molto più forte delle parole, quando ci dicono qualcosa che non vorremmo sentire…..

Fondazione Meyer – Nuova iniziativa

8 ottobre 2009 alle 13:21 | Pubblicato su Citazioni, Incontri | Lascia un commento

 

Newsletter Fondazione Meyer

 


Fondazione News – N° 74, 6 Ottobre 2009

 

 

Mostra Dephoto 10 ottobre 2009Mostra
fotografica
 

 

DEAPHOTO

Per la Fondazione Meyer

Sabato
10 Ottobre 2009

ore
12.00

Spazio
Espositivo Ospedale Pediatrico Meyer – Hall Serra

(Viale Pieraccini, 24 – Fi)

La Fondazione
dell’Ospedale Pediatrico Meyer ha il piacere di invitarti alla mostra
fotografica sulle strutture e le attività del Nuovo Ospedale Pediatrico
Meyer, presso lo Spazio Espositivo “Hall Serra”.

L’inaugurazione della mostra è fissata per Sabato 10 Ottobre 2009
alle ore 12.00.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30

Maggiori info su www.fondazione.meyer.it

 

 

Eventi a favore della Fondazione Meyer

 

Natale solidale

Facebook

 

Convegno Interferenze Arte e OspedaleConvegno
INTERFERENZE. Arte e Ospedale

28 Novembre 2009, ore 9.00-18.00 c/o Ospedale Meyer – Convegno internazionale
“Interferenze. Arte e Ospedale” organizzato dalla Fondazione
Meyer, dall’Assessorato alla Cultura e al Diritto alla Salute della
Regione Toscana…[Leggi
tutto
]


Sposi e cerimonie 12 ottobre PratoSposi
e cerimonie

10-18 Ottobre, Forum Center Expo Prato – La Fondazione Meyer sarà
presente a Prato alla mostra dedicata agli sposi, promuovendo le sue bomboniere
solidali…[Leggi
tutto
]


Nuovi Gadget solidali natalizi a favore dei bambini dellSono
arrivati i nuovi gadget di NATALE!

Già dal mese di ottobre sono disponibili i nuovi gadget natalizi
solidali a favore dei bambini del Meyer.

E puoi ordinarli anche online…[Leggi
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]

 


Nuovo gadget solidale - portachiavi con ledPortachiavi
con led!

Sono arrivati i nuovi
portachiavi con luce led a forma di Tshirt. Un altro modo per essere vicini
ai bambini del Meyer. Fai la tua donazione adesso…[Leggi
tutto
]


Bomboniere solidaliBomboniere
solidali

Scegli anche tu di donare al Meyer l’equivalente della spesa per l’acquisto
delle bomboniere “tradizionali”, in occasione di eventi lieti
come battesimi, comunioni, cresime, matrimoni o anniversari. Con questo
gesto puoi dare il tuo contributo per aiutare i bambini dell’Ospedale Pediatrico
Meyer, condividendo con loro la gioia del tuo giorno speciale…[Leggi
tutto
]

  

 

ORARIO
UFFICIO DONAZIONI

Dal Lunedì al Venerdì 9.00-16.00 orario continuato. Sabato
9.00-13.00 (su appuntamento 055.5662316)

 

  

 

Redazione
Web

Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer ONLUS

Via Pieraccini, 24 – 50132 Firenze

Tel 055 5662316

Fax 055 5662300

 

 

www.redazioneweb.meyer.it 

  

 

 

 

 

 

 

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ricevuto questo messaggio).

Grazie per aver letto questa mail da parte di Fondazione dell’Ospedale
Pediatrico Meyer

 

                         

Ecco perché il “sistema Gelmini” è l’unica soluzione per docenti e ATA precari

30 settembre 2009 alle 09:04 | Pubblicato su Articoli | 2 commenti

da: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=39619&pageid=2

Con la pubblicazione del decreto legge n. 134/2009 contenente “disposizioni urgenti per la continuità del servizio scolastico ed educativo per l’anno 2009/2010″, si completa il quadro degli strumenti normativi ed amministrativi adottati dal Ministro Gelmini per assicurare la migliore continuità lavorativa per gli insegnanti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento ed al personale ATA iscritto nelle graduatorie permanenti, già titolari di un incarico annuale nel precedente anno scolastico 2008/2009. Il decreto legge n. 134/2009 si affianca alla convenzione stipulata con l’INPS per la gestione dell’attivazione e della cessazione dell’indennità di disoccupazione, attraverso una procedura informatica, che mette in collegamento tutte le Scuole con la banca dati dell’INPS.

Inoltre, il comma 3, dell’articolo 1 del decreto legge sancisce in via legislativa la possibilità per le amministrazioni scolastiche di stipulare accordi con le Regioni, che prevedano attività di carattere straordinario, anche ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione, in cui coinvolgere la stessa platea di insegnanti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento ed ATA iscritti nelle graduatorie permanenti. Si tratta di quei progetti di rafforzamento dell’offerta formativa ordinariamente già previsti e realizzati dalle singole Regioni, a valere sui fondi FSE di Programmazione Ordinaria a titolarità regionale. La norma prevede che il personale insegnante ed ATA, coinvolto in questi progetti, conservino l’indennità di disoccupazione a cui aggiungere ulteriori indennità di partecipazione al progetto, fino a copertura del 100% della retribuzione ordinariamente percepita secondo il relativo CCNL di comparto.

In questo modo, salvo opportuni aggiornamenti alla luce della novità legislativa, trovano implicita ratifica quegli accordi già conclusi tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e le Regioni Sardegna, Sicilia, Campania, Lombardia, Molise, Veneto e Puglia, che per le Regioni dell’obiettivo 1 (Sicilia, Puglia e Campania) contengono inoltre una virtuosa combinazione tra risorse di Programmazione Ordinaria a titolarità regionale (POR/FSE 2007-2013) e risorse di Programmazione Ordinaria a titolarità ministeriale (PON/FSE 2007-2013).

Nel solco delle politiche anti-crisi del Governo mirate a trasformare politiche passive di carattere assistenziale in politiche attive, per i lavoratori più prossimi al lavoro, il sistema realizzato dal Ministro Gelmini con il decreto legge, con la convenzione con l’INPS e con gli accordi regionali, realizza la migliore politica attiva nell’organizzazione scolastica in quanto prevede di destinare agli insegnanti precari, abilitati, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento e che abbiano avuto solo supplenze annuali nello scorso anno scolastico 2008/2009, tutte le occasioni di supplenze temporanee. In questo modo, la spesa previdenziale dell’indennità di disoccupazione dell’INPS si trasforma nell’integrazione al reddito per i periodi di non lavoro, tra una supplenza breve ed un’altra.

Inoltre, qualora la supplenza temporanea venga rifiutata immotivatamente, ovvero senza giustificato e comprovato motivo, oltre alla perdita dell’indennità di disoccupazione, l’insegnante precario viene escluso dalla graduatoria dalla graduatoria provinciale delle supplenze temporanee, così da evitare la rinuncia di una supplenza breve preferendo rimanere non nominato (e quindi “passivo”) per percepire l’indennità disoccupazione.

In questo senso, seppure la disciplina generale della disoccupazione ordinaria non sia stata modificata, l’indennità di disoccupazione diventa una sorta di indennità di disponibilità che consente ai supplenti non rinominati per l’intero anno scolastico 2009/2010 di realizzare una continuità di reddito anche a fronte di un’eventuale discontinuità lavorativa, purché vi sia appunto la disponibilità (appunto) ad accettare tutte le occasioni di supplenza temporanea ovvero di essere coinvolti nei progetti speciali di rafforzamento dell’offerta formativa delle Regioni.

Come già detto, i destinatari della proposta sono i supplenti annuali del 2008/2009 che nell’anno scolastico 2009/2010 non avranno la stessa nomina per l’intero anno scolastico. Oltre che per la loro prossimità al lavoro nell’organizzazione scolastica, in quanto si tratta di personale che ha lavorato per l’intero anno scolastico o fino al termine delle lezioni in diversi anni scolastici precedenti, la scelta di questa platea è inoltre giustificata dal fatto che nell’anno scolastico prossimo, vale a dire il 2010/2011, le dinamiche del turn over netto (ovvero la differenza tra pensionamenti e riduzioni delle cattedre) conseguente all’attuazione del piano programmatico di riorganizzazione scolastica della legge 133/2008 sono destinate a mutare radicalmente, consentendo a coloro che, nel 2009/2010 sono stati destinatari di supplenza per l’intero anno, di essere rinominati, nel prossimo anno scolastico 2010/2011.

Il comma 4, dello stesso articolo 1 del decreto legge in commento prevede che al personale coinvolto nei progetti con le Regioni e al personale che non rifiuti le occasioni di supplenze temporanee venga riconosciuta la valutazione dell’intero anno ai fini dell’attribuzione del punteggio nelle graduatorie ad esaurimento, per gli insegnanti e nelle graduatorie permanenti per gli ATA.

Sono evidenti i vantaggi del descritto sistema realizzato dal Ministro Gelmini.

Oltre che a promuovere l’attiva partecipazione del lavoratore, la destinazione prioritaria di tutte le supplenze temporanee agli insegnanti ed ATA, che erano titolari di supplenza annuale, trasforma una politica passiva di erogazione dell’indennità di disoccupazione in politica attiva di integrazione al reddito, a fronte di accettazione di occasioni di impiego.

La convenzione INPS evita al personale insegnante ed ATA di recarsi all’INPS o al Centro per l’Impiego, per chiedere l’indennità di disoccupazione o per comunicare l’inizio di un nuovo rapporto di lavoro, oltre che a rendere fluida l’attivazione dell’indennità di disoccupazione, quale integrazione al reddito, in caso di mancanza di occasioni di impiego.

Infine, con il decreto legge, gli accordi con le Regioni combinano fruttuosamente e virtuosamente risorse nazionali e comunitarie di cui ai POR e PON, per la migliore risposta alle esigenze di miglioramento della qualità dell’offerta formativa e alle esigenze di miglioramento dell’organizzazione del lavoro nell’amministrazione scolastica.

alla c.a. di Mariastella Gelmini

21 settembre 2009 alle 10:11 | Pubblicato su Citazioni | 1 commento

Gentile Ministro Gelmini,

insegno da 17 anni nella scuola superiore della Repubblica italiana. Credo di dare molto al mio lavoro. Non solo da un punto di vista organizzativo o rappresentativo, ma anche da un punto di vista qualitativo. La difesa della scuola pubblica che da anni pratico con orgoglio, visto lo scempio progressivo del sistema educativo nazionale, non è funzionale ad alcuna posizione partitica. E’ semmai vero il contrario: io sono costretta a vivere la mia professione in una dimensione politica, perché il diritto all’istruzione e gli obiettivi della scuola in cui credo e che vorrei per mio figlio sono seriamente compromessi dai tagli, dall’incompetenza di chi dall’alto decide, dalla volontà di privatizzare o quantomeno semiprivatizzare il sistema educativo, dai nidi all’università. Difendere la scuola pubblica per me significa pratica quotidiana in classe, nella ricerca di metodologie didattiche che mi aiutino ad entrare in comunicazione con i ragazzi, a “farli respirare con il cervello”, come diceva alla radio una giovane studentessa. Lei mi dice che io sono un funzionario pubblico e che pertanto posso non essere d’accordo con la sua riforma, ma devo tacere e limitarmi ad eseguire, obbedendo al mio datore di lavoro. Altrimenti dovrei lasciare la scuola e candidarmi nelle liste di qualche partito. Le ricordo, ma credo Lei debba averlo ben presente in quanto donna di legge, che i “funzionari pubblici” non devono giurare fedeltà a nessuno, se non alla Costituzione. Come funzionario pubblico, io sono garante, per quanto di mia competenza, dei diritti che la nostra Costituzione sancisce per i cittadini. E quindi, nell’adempiere le mie funzioni, devo dare loro una buona scuola e devo renderli consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri di studenti e di cittadini. Se la qualità della scuola che frequentano non è all’altezza della sfida cui ci mette di fronte la società della conoscenza, allora io ho il dovere di informarli del perché ciò accade, di ciò cui avrebbero diritto e viene loro negato, responsabilizzandoli perché sappiano difenderlo. No, caro ministro Gelmini. Noi genitori non ci stiamo, perché la scuola dei nostri figli si impoverisce sempre di più, in tutti i sensi, pedagogico, didattico, materiale… Il tempo pieno non esiste più, è inutile che ci raccontiate che è cresciuto. Che schizofrenia è sostenere nella stessa intervista che le compresenze sono abolite, che c’è il maestro unico e che si sono aperte 35.000 sezioni a tempo pieno in più? Per i nostri figli e le nostre figlie noi non vogliamo un parcheggio. Hanno diritto ad una scuola di qualità, laica, democratica, pluralista e gratuita. Ci spaventano i tagli ai fondi e al personale, ci spaventano i programmi veramente immiseriti dalle varie indicazioni nazionali dei suoi predecessori, che Lei ora si appresta ad armonizzare. No, caro Ministro Gelmini, noi docenti non ci stiamo. Fra i principi costituzionali ai quali io, funzionario pubblico, devo essere fedele, c’è anche quello che mi tutela nell’esercizio delle mie funzioni. Esiste la mia libertà di insegnamento, e Lei, ministro, non può toccarmela. Lei potrà boicottarmi togliendomi le compresenze, le ore di programmazione in team, le ore di sostegno a ragazzi e ragazze, bambini e bambine disabili, Lei potrà soffocarmi con indicazioni nazionali misere e impoverite, Lei potrà anche impormi tutti i test del mondo, ma in classe ci vado io e la mia libertà di insegnamento mi consente di esprimere le mie opinioni. O vuole preparare dei bei video ministeriali sui vari argomenti di studio, che saremo costretti a propinare ai nostri studenti? Lo diceva anni fa l’onorevole Aprea: in palestra, davanti ad un bel maxischermo, se ne possono tenere anche 70, di bambini. Ci sentiamo presi in giro dalle conferenze stampa e dai proclami su giornali e televisioni, che presentano della situazione una lettura talmente falsata, ignobilmente distorta, da lasciarci senza parole. Perché quest’anno in tanti entreremo in classe e ci troveremo di fronte 30-33 alunni, alcuni di recente immigrazione, alcuni che hanno perduto le ore di sostegno, con meno ore di laboratorio, senza un euro per le supplenze, con locali fuorilegge quanto all’affollamento, eccetera, eccetera. Ci troveremo a correre da una classe all’altra, senza avere il tempo di stabilire relazioni con gli alunni, con i colleghi, con i genitori… O forse Lei vuole dirmi che nella scuola che verrà io non dovrò fare altro che eseguire asetticamente le Sue unità didattiche finalizzate a far superare ai miei alunni i Suoi test… Che non devo perdere tempo nella crescita emotiva e nell’educazione, nello sviluppare insieme a loro il pensiero critico e riflessivo sui fenomeni e gli eventi? Quando avrà trovato una teoria pedagogica sufficientemente accreditata in grado di dimostrare che per un processo di apprendimento efficace non è indispensabile la relazione, allora potremo cominciare a discutere. Quanto ai contenuti, mi permetta di dubitare seriamente che ci sia mai stato, finora, qualcuno veramente in grado di occuparsene. E anche in questo caso, di persone che vivono in aula, a scuola, ne sono state interpellate veramente poche. Ministro, nell’Atto di Indirizzo da Lei firmato, si parla di sostegno alla progettazione, ai gruppi di lavoro e di ricerca per una buona scuola. In modo politico, ma assolutamente gratuito e trasparente, centinaia di migliaia di insegnanti, genitori e studenti Le stanno dicendo che non vi lasceranno distruggere la scuola e l’università pubbliche. Non sanno solo dire dei no. Hanno idee chiare e precise da sottoporvi, frutto di un lungo entusiasmante lavoro di condivisione e confronto. Hanno studiato, fatto ricerche, costruito la buona scuola giorno per giorno. Nessuno di Voi vuole ascoltarli. Non mi illudo che possa esserci un’inversione di tendenza da parte del Suo governo. Il controllo sociale che ne può derivare, oltre al business che si può aprire, sono troppo allettanti, e l’opposizione del mondo della scuola si presenta ancora fiacca, divisa e rassegnata. Ma, sinceramente, non capisco come una donna possa prestarsi ad un gioco come questo, senza nessuna vergogna. Il ministro Moratti, quando le dissero che avrebbero tagliato i fondi alla scuola e all’università in maniera assai meno ingente di quanto non sia stato detto ora a Lei, si disse pronta a dare le dimissioni. E i tagli furono decisamente ridimensionati. Ma la Moratti era Disneyland a confronto… Alla scuola della quale Lei è la responsabile governativa, stanno tagliando miliardi di euro e 150.000 posti di lavoro. Lei sarà per sempre ricordata come il ministro che ha affossato la scuola e l’università pubbliche. Ci pensi, Ministro. Io, intanto, nel mio piccolo, farò un po’ di politica in classe e cercherò di avvicinare i miei allievi al significato della bellezza. Il che può essere molto utile per sentirsi cittadini consapevoli.

Roberta Roberti, insegnante e genitore di Parma

La posizione della Regione Toscana.

18 settembre 2009 alle 08:18 | Pubblicato su Articoli | Lascia un commento

da http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/notiziari/rassegna_stampa/quotidiani_periodici/visualizza_asset.html_665067878.html

I precari della scuola rimasti fuori dalle nomine aspettano una risposta contro i tagli della riforma Gelmini. L’Ufficio scolastico regionale, come riportato ieri in un’intervista del direttore Cesare Angotti al Corriere Fiorentino , aspetta l’intervento della Regione Toscana per attuare l’accordo fra i ministeri del Welfare e dell’Istruzione e Inps, che prevede i loro ammortizzatori sociali. E la Regione ribatte: «Siamo pronti a farcene carico, ma non siamo disposti a mettere toppe volontariamente ai disastri del ministro: aspettiamo che il governo ce lo chieda», ribatte l’assessore all’istruzione, nonché al lavoro, Gianfranco Simoncini.

Del problema precari ha discusso, ieri a Roma, la Conferenza delle Regioni, presente anche Simoncini: «È emersa la necessità di un incontro urgente con il governo per affrontare tutte le questioni legate alla scuola, e una specifica riunione sul problema degli insegnanti ». E già oggi il presidente della Conferenza, Vasco Errani, ne parlerà in un incontro con il presidente del Consiglio Berlusconi.

Prima dell’arrivo della richiesta ufficiale del governo, dunque, la Regione non si muoverà. Perchè? «Innanzitutto — tuona l’assessore — nessuno ce lo ha chiesto: né il governo, né la direzione regionale. E poi, nessun atto formale è stato approvato: il decreto di cui si parla al momento non è legge e ad oggi ci risulta alla firma del Quirinale». Allora come mai alcune Regioni hanno attivato già gli ammortizzatori sociali per i precari della scuola? «In Campania — risponde Simoncini — è stato soltanto rinnovato un vecchio accordo firmato con Fioroni tre anni fa; anche in Molise si trattava di un vecchio accordo. La Sicilia, Regione a statuto speciale, può sfruttare le risorse del Fondo sociale europeo. E la Lombardia ha firmato un accordo direttamente con il ministro. Non si può fare il gioco di parlare soltanto con le Regioni amiche e non affrontare nella sua complessità il problema. Siamo di fronte a una sorta di federalismo al contrario: c’è il governo che taglia e poi ci chiede di mettere le risorse. Vogliamo che il governo ci dica, a un tavolo, quanti sono i precari che, per colpa sua, si trovano senza lavoro». Ma c’è di più: «Abbiamo scelto di fare un atto di denuncia forte — continua l’assessore — Noi abbiamo garantito il servizio per le scuole materne per 800 bambini, che altrimenti sarebbero rimasti a casa. Non ci sentiamo ora di farlo spontaneamente per sanare il problema dei precari che ha creato il governo. Attualmente abbiamo 14 mila lavoratori in mobilità, non ci sono risorse, se poi ce le chiederanno, e ci daranno una mano, siamo disponibili. Ma solo in un quadro concertato».

Simoncini punta il dito contro la riforma Gelmini: «Siamo di fronte a una scuola che è stata oggetto del più grosso taglio a cui si sia mai assistito nel settore, per pagare i soldi che mancano dall’Ici. L’operazione di riforma dequalifica la scuola primaria perché togliendo competenze rimangono le 40 ore, ma non saranno mai quelle di una volta. Lo stesso maestro unico non si può chiamare tale: a fronte dell’orario previsto dai contratti, per coprire una giornata scolastica dovranno prevedere ore di religione o di inglese. Siamo di fronte a una riduzione delle classi che porta anche a una riduzione della qualità».

Simoncini, comunque, condivide la necessità di un cambiamento nella scuola: «È vero che la scuola italiana non è la migliore d’Europa e deve essere oggetto di razionalizzazione, ma è molto grave che il governo sia partito proprio dalla primaria, che era il settore più avanzato. Per noi, l’istruzione è veramente la leva di sviluppo del Paese e per questo abbiamo aumentato le risorse da destinare a questo settore».

La consigliera regionale del Pdl, Stefania Fuscagni, attacca l’assessore: «Perché la Toscana non ha fatto come le altre Regioni? Questa è veramente una brutta pagina che vede la sinistra e uomini delle istituzioni innescare guerre di religione sulla pelle di chi oggi si trova in difficoltà». E ieri in consiglio regionale è stata approvata una mozione proposta da Verdi, Sd, Ps e dal Gruppo Misto che impegna la giunta ad andare «nella direzione intrapresa per riaffermare l’istruzione all’interno di una scuola pubblica, moderna, laica e di qualità, dotata di personale stabile e numericamente adeguato».

La replica

Fuscagni (Pdl): «La sinistra e uomini delle istituzioni innescano guerre di religione sulla pelle di chi oggi si trova in difficoltà»

Autore: Federica Sanna

…e qualche genitore ha già cominciato a raccogliere fondi per pagarsi gli insegnanti……

17 settembre 2009 alle 08:16 | Pubblicato su Articoli | 1 commento

da http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6565:istruzione-apertura-di-fuoco-per-lanno-scolastico&catid=56:scuola&Itemid=174

di Andrea Bramante 

A tre giorni dall’inizio dell’anno scolastico non si placano le proteste dei precari e da ieri, si sono aggiunte quelle degli studenti. Sul tetto de “La Sapienza” gli studenti sostengono le lotte dei precari; a Milano la polizia sgombera il Liceo serale “Ghandi”. In 3 mila comuni di montagna le scuole sono a rischio chiusura. Ma insomma, per chi è suonata la campana?

 

ROMA – Le scuole hanno riaperto lo scorso 14 settembre, in quasi tutt’Italia ma, ormai è chiaro che non sarà un anno facile. Tornati in classe gli studenti, infatti, come era prevedibile, prendendo atto delle “novità” hanno deciso che no, proprio non vanno bene e, come era accaduto lo scorso anno, i vari coordinamenti si sono ricostituiti per contestare la riforma Tremonti-Gelmini riprendendo esattamente dal punto in cui avevano lasciato.

A rafforzarli nella loro decisione le settimane di lotta messe in piedi dai vari coordinamenti dei precari e dalla CGIL che, peraltro, non accennano ad esaurirsi sostenute – ora – dalla linfa giovanile del movimento studentesco. Una sorta di circolo virtuoso che prende forza dalle varie esperienze che, via via, si consolidano e si manifestano.

La protesta dei precari della scuola, così, arriva all’Università. Molti studenti, già da ieri mattina, sono saliti sul tetto dell’Università di Roma “La Sapienza” dove hanno portato striscioni a sostegno dei precari, appunto, con scritte del tipo “Scuole e università, stessi stagli, stessa precarietà”, oppure “Tagli alla scuola, una truffa per tutti” e, ancora, “I nostri destini non fanno rima con Gelmini”.

Sul tetto gli studenti hanno piantato le tende ed hanno fatto sapere, almeno quelli che si firmano “Coordinamento dei Collettivi della Sapienza”, di avere intenzione di passarvi la notte. Quando sono saliti, ieri attorno a mezzogiorno, erano una cinquantina di studenti ed una ventina d’insegnanti ma l’Onda, annunciano, “s’ingrandirà sempre di più in vista di un nuovo autunno caldo”.

Intanto, l’Unione degli Studenti delle scuole superiori ha annunciato un blitz nei pressi del ministero dell’Istruzione per giovedì prossimo, in occasione dell’incontro della ministra Gelmini con le associazioni studentesche, nella sede di Viale Trastevere. L’Uds – in vista della manifestazione del 3 ottobre organizzata dai precari della scuola – oltre ad annunciare la presenza degli studenti in piazza ha anche lanciato, per il prossimo 9 ottobre, una mobilitazione nazionale annunciando cortei studenteschi in diverse città italiane, tra cui Roma, contro i tagli alla scuola mentre per il 10 e l’11 è prevista, sempre nella Capitale, una grande assemblea di studenti delle scuole medie superiori, universitari, dottorandi e ricercatori.

“Un’azione eclatante, i cui dettagli sono ancora top-secret” annunciano, intanto, gli studenti dell’Onda torinese, per l’inizio della scuola.
Il presidio si svolgerà venerdì pomeriggio, alle 17, in piazza Castello, ed è stato indetto da una decina di sigle autonome fra cui: Precari autoconvocati, Onda anomala Torino, Cub e Cobas scuola e Studenti autorganizzati.

Gli effetti della riformicchia

A Milano, invece, la polizia – stamane – ha interrotto con la forza l’occupazione del liceo civico serale “Gandhi” di Milano.
L’istituto, occupato ieri sera da un ottantina di studenti, è al centro di una protesta – inziata lo scorso 7 settembre – per dire “no” “all’intenzione del Comune di chiudere i quattro indirizzi della scuola – spiegano i manifestanti- fatta eccezione per due classi”.
Intorno alle 7, gli agenti sono entrati nell’istituto dove hanno dormito una trentina di ragazzi, tra i quali alcuni appartenenti ai centri sociali. Nessuno scontro, fortunatamente, si è registrato tra polizia e manifestanti.

Sono questi i primi effetti di tagli voluti da Tremonti e realizzati dalla ministra Gelmini anche se, non sono i soli. A scuola iniziata, infatti, vengono al pettine i nodi e si toccano con mano i “tagli” non solo alle docenze ma ad intere strutture scolastiche.

E’ il caso dei 3.600 comuni di montagna dove, da lunedì, è iniziata la protesta dei genitori. C’è chi tiene i figli a casa, chi occupa i provveditorati, chi si paga gli insegnanti nella scuola pubblica e chi addirittura attira con incentivi le famiglie perché risalgano le valli e vadano a rimpinguare le classi a rischio di scomparsa. Sta di fatto che da lunedì, anche la montagna è in rivolta contro i tagli della riforma scolastica.

Non è una protesta che nasce dall’ideologia ma dalla necessità: “Non toglieteci la scuola”, sta scritto sulle magliette dei bambini.
“Senza le scuole – aggiungono i sindaci – chiudono i paesi”.

Il record, probabilmente, spetta a Levone, 490 abitanti nella Comunità montana dell’Alto Canavese, in provincia di Torino: tutti i sedici bambini sono finiti in un’unica classe, ammassati in un’unica aula dai tagli del personale insegnante stabilito dalla riforma. Tutti insieme appassionatamente, dai piccoli della prima ai più grandi della quinta. E’ questa la nuova frontiera della formazione ai tempi di Mariastella: si chiama “pluriclasse” e con le nuove regole (il tetto massimo che è salito da 12 a 18 alunni) sembra destinata a rappresentare il futuro della scuola nei piccoli paesi di montagna. Solo in Piemonte, dicono all’assessorato all’istruzione, le scuole con un’unica pluriclassse sono raddoppiate passando a 60.

Purtroppo è solo il primo passo visto che la “scure” del numero minimo di alunni per scuola, se fossero abolite tutte le scuole con meno di 50 allievi – come vorrebbe la Gelmini – si potrebbero chiudere interi paesi. E questo è uno degli scenari possibili nei prossimi due anni.

In Italia, infatti, le micro scuole dell’obbligo (elementari e medie inferiori) sono 3.600 e quasi tutte quelle dei paesi in cima alle valli rientrano nel conto.

“Chiudere le scuole in certe frazioni – dice il sindaco di Bra (Cn), Bruna Sibille – è come tagliare i boschi e poi stupirsi delle frane. Senza la scuola per i figli, le famiglie si trasferiscono a valle. La montagna si spopola e si degrada”.

E’ per questo motivo che, prima di arrendersi, i genitori hanno deciso di organizzarsi escogitando i sistemi più vari pur di mantenere la scuola nei paesi. In due comuni della montagna piemontesi (Viù e Ceres) i genitori scioperano tenendo i figli a casa per protesta.
Mentre a Londa, sull’appennino tosco-emiliano, i genitori hanno deciso di organizzare delle cene sociali per pagare insegnanti per una terza media che, altrimenti, è destinata a chiudere con il conseguente trasferimento dei 9 alunni a Dicomano, sei chilometri più a valle.

Il problema non sono i sei chilometri, dicono i genitori dei ragazzi, “ma il fatto che quella distanza si aggiunge ai 40 minuti di strada che i ragazzi devono percorrere arrivando dalle frazioni più lontane”.
Sta di fatto che se per due anni, i 9 della terza A, sono riusciti a nascondersi nelle pieghe della burocrazia scolastica evitando la pluriclasse, oggi, con i tagli decisi dalla Gelmini, il trucco è andato in crisi e il trasferimento a Dicomano sembra(va) inevitabile.
A meno che, ai soldi che la comunità montana ha già stanziato, non vadano ad aggiungersi altri 35 mila che i genitori si sono impegnati a trovare con il sistema delle cene. Soldi che, a conti fatti, sarebbero poco più dei 30 mila che servirebbero al comune per pagare il pulmino per il trasporto dei 9 studenti.

Insomma, anche a scuole aperte, il caos continua ad imperare nella scuola italiana con la beffa ulteriore che, a conti fatti, la nostra potrebbe diventare il primo sistema formativo europeo dove in un plesso si trovano classi pubbliche e classi “private”.
CHe sia questo il welfare ispirato al principio di sussidiarietà?

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